Quarzo D’oro

CONSEGNA DEL QUARZO D’ORO ALLA CARRIERA A GIUSEPPE LANCI

Giuseppe Lanci ha attraversato oltre cinquant’anni di cinema italiano ed europeo costruendo un’idea di fotografia come spazio dinamico, capace di modulare luce, tempo ed emozione all’interno dell’inquadratura.

Dalla formazione al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove è poi tornato come docente trasmettendo un’etica del lavoro e delle relazioni, al lungo percorso accanto a maestri e autori – da Marco Bellocchio a Nanni Moretti, dai Taviani all’Andrej Tarkovskij di Nostalghia – il suo sguardo ha sempre coniugato rigore formale e apertura al reale. La sua ricerca, evidente da Salto nel vuoto fino a La stanza del figlio, è segnata da un uso espressivo del colore e da una tensione costante tra costruzione e naturalezza.

A questo si affianca un impegno fondamentale nella conservazione e nella trasmissione del patrimonio cinematografico.

 Per la coerenza, la profondità e l’influenza di un percorso che ha fatto della luce uno strumento di pensiero, Le Giornate della Luce gli assegna il premio alla carriera.

Giuseppe Lanci, nato a Roma il 1º maggio 1942, è una delle figure centrali della fotografia cinematografica italiana tra anni Ottanta e Novanta. Formatosi tra l’Istituto d’arte e il Centro Sperimentale di Cinematografia, dove oggi torna anche come docente, sviluppa una pratica che coniuga rigore tecnico e attenta dedizione al lavoro sul set, inteso come spazio di relazione oltre che di creazione.

Il suo percorso si definisce attraverso una lunga continuità con il cinema d’autore italiano ed europeo, a partire dalle prime esperienze accanto a Tonino Delli Colli e Franco Di Giacomo fino alla maturità artistica con Marco Bellocchio, con cui costruisce un sodalizio decisivo che attraversa film come Salto nel vuoto, Enrico IV e La balia. In questo contesto la luce diventa strumento narrativo e psicologico, capace di articolare tensioni interne e ambiguità del racconto.

Una tappa fondamentale del suo percorso è l’incontro con Andrej Tarkovskij per Nostalghia (1983), dove elabora una concezione della “fotografia dinamica” che introduce variazioni luministiche all’interno del piano sequenza, trasformando il tempo in componente emotiva dell’immagine. Da qui si sviluppa una ricerca che attraversa anche il lavoro con i fratelli Taviani (Kaos, Tu ridi) e con Nanni Moretti, da Palombella rossa fino a La stanza del figlio, segnando una poetica fondata sulla rarefazione e sulla precisione del reale.

Accanto all’attività sul set, Lanci ha svolto un ruolo rilevante nella formazione e nella trasmissione del mestiere alla Scuola Nazionale di Cinema, oltre a contribuire a importanti interventi di restauro per la Cineteca Nazionale. Un percorso che unisce pratica, pensiero e didattica, restituendo alla fotografia cinematografica una dimensione insieme tecnica e culturale.